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Jul
2018

Mission

Nel mondo socio-sanitario italiano é in corso una profonda evoluzione, dovuta a fattori culturali, al progresso della scienza, della tecnologia medica e alla necessità del contenimento della spesa sanitaria.

Notevoli conquiste, forti squilibri e nuove emergenze socio-sanitarie caratterizzano questo periodo di trasformazioni soprattutto per quelle malattie inguaribili che sfociano in uno stadio terminale e che pertanto inducono una seria riflessione sia negli operatori che nella gente comune.

Il concetto di salute ha acquistato nuove e importanti connotazioni, non rapportandosi infatti, unicamente a fattori fisici e organici, ma coinvolgendo le dimensioni psichiche e spirituali della persona, estendendosi all’ambiente affettivo sociale e morale in cui la stessa vive e opera.

Un rapporto profondo viene avvertito tra salute, qualità di vita e benessere dell’uomo, modificando così il concetto di malattia, non più considerata come semplice patologia d’organo o apparati, ma anche come malessere esistenziale.

La malattia non viene più accolta come una calamità da accettarsi quasi passivamente o come una fatalità che porta alla morte. Ad ogni malessere, la medicina può offrire cura e sollievo.

Alla luce di queste mutate maniere di «pensare» la malattia e la salute, appare evidente che alla tutela di quest’ultima debbano contribuire tutte le forze operanti nella società, dalla famiglia alla scuola, dalle associazioni di volontariato alle istituzioni politiche e religiose. I ricercatori dell’Istituto per lo Studio e la Ricerca dei Disturbi Psichici, hanno constatato che queste considerazioni sono di fondamentale importanza per la presa in carico dei malati in fase terminale.

Sulla base di queste considerazioni e sulla scorta dell’esperienze maturate in Italia e prevalentemente al centro Nord, nel 1994 , non esistendo servizi di assistenza domiciliare e strutture ”Hospice” di tipo anglosassone, presso le quali il malato terminale potesse essere assistito tenendo conto dei bisogni sanitari, umani e sociali, abbiamo sentito l’esigenza di creare un gruppo di lavoro che erogasse un’assistenza gratuita, volontaria e qualificata sotto tutti gli aspetti sopra citati, direttamente a domicilio dell’infermo.

Questo gruppo di lavoro si è costituito in associazione il 16/11/94, in Reggio Calabria, con atto notarile, successivamente iscritta al Registro Regionale del Volontariato della regione Calabria. A quel tempo, la realtà territoriale era completamente sprovvista di qualsiasi presidio assistenziale che potesse assicurare una valida alternativa alla struttura ospedaliera. Lo scopo quindi è stato quello di attuare tutta una serie di iniziative qualificate e professionali che potessero colmare le carenze operative istituzionali.

Tale attività si è realizzata attraverso equipes polifunzionali che si sono fatte carico di:

individuare i possibili malati da assistere già nella fase di ricovero ospedaliero;

 

  • Inviare a domicilio del malato le figure professionali richieste e più idonee (medici specialisti, psicologi, infermieri, assistenti sociali, assistenti spirituali, fisioterapisti, volontari ecc.);
  • Assicurare assistenza sanitaria, psicologica, sociale e spirituale;
  • Garantire una condizione di vita accettabile, priva per quanto possibile di insopportabili sofferenze nella serenità del proprio ambiente familiare.

Tale convinzione è derivata dalla nostra quotidiana esperienza con pazienti terminali, che in gran numero chiedevano e chiedono con insistenza di tornare nel proprio nucleo familiare ed essere curati tra le mura domestiche.

Il SADMAT dopo una prima fase in cui ha erogato Assistenza Domiciliare Integrata (A.D.I.) ai malati terminali (pazienti con aspettativa di vita di mesi) si è successivamente specializzata nella progettazione ed erogazione dei servizi di Advanced Home Health Care secondo la definizione proposta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità ed in conformità con gli standard definiti nella Consensus Conference Internazionale sull’ Home Care organizzata dalla Regione Lombardia il 6 novembre 1995, raccolti nel Decalogo di Milano.

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